Cygnus X-3, uno dei sistemi binari più peculiari e studiati della nostra Galassia, è nuovamente protagonista di una fase di intensa attività radio. Le osservazioni effettuate con il Nasu Radio Telescope Array, in Giappone, mostrano infatti un rapido aumento dell’emissione fino a raggiungere 4,3 ± 0,1 Jy alla frequenza di 1,4 GHz.
La scoperta è stata comunicata il 24 agosto 2026 attraverso The Astronomer’s Telegram n. 18003, firmato da K. Tsubono dell’Università di Tokyo insieme a K. Asuma, K. Niinuma, K. Takefuji e T. Daishido.
Cygnus X-3 è una binaria X di grande massa situata nella costellazione del Cigno. Il sistema è formato da una stella molto evoluta di tipo Wolf-Rayet e da un oggetto compatto, probabilmente un buco nero, anche se la sua natura non è ancora definitivamente stabilita. Le due componenti orbitano una attorno all’altra in appena 4,8 ore, immerse nel densissimo vento stellare prodotto dalla Wolf-Rayet.
Questa particolare configurazione rende Cygnus X-3 un vero laboratorio naturale per lo studio dell’accrescimento e della formazione dei getti relativistici. Il sistema appartiene infatti alla categoria dei microquasar: durante le fasi di forte attività può espellere materia sotto forma di getti a velocità relativistiche, generando spettacolari aumenti dell’emissione radio. In passato sono stati osservati flare capaci di raggiungere decine di Jansky.
Da meno di 0,2 Jy a oltre 4 Jy
La nuova fase attiva è particolarmente interessante per la rapidità della sua evoluzione.
Nelle osservazioni corrispondenti agli MJD 61265 e 61266, Cygnus X-3 risultava al di sotto della soglia di sensibilità del Nasu Array, pari a circa 200 mJy. Soltanto pochi giorni più tardi, all’MJD 61268, la sorgente è comparsa con una densità di flusso di circa 2,0 Jy, salita a 2,3 Jy il giorno successivo.
A quel punto sembrava essersi avviata una fase di decadimento: all’MJD 61271-61272 l’intensità era infatti scesa a circa 0,5 Jy.
Ma Cygnus X-3 ha cambiato nuovamente comportamento.
Il 22 agosto 2026, MJD 61274, il radiotelescopio giapponese ha misurato ben 4,3 ± 0,1 Jy a 1,4 GHz, evidenziando una nuova e marcata riaccensione. Rispetto al minimo di circa 0,5 Jy registrato appena pochi giorni prima, il flusso radio è quindi aumentato di quasi un fattore nove.
La curva di luce mostra pertanto una struttura complessa: una prima crescita, un rapido indebolimento e quindi una seconda fase di forte aumento. Gli stessi autori dell’ATel sottolineano che l’attività radio della sorgente è ancora in evoluzione e che sarà necessario proseguire il monitoraggio per capire se questo episodio possa trasformarsi in un major radio flare.
Anche Medicina osserva la nuova attività
L’interesse per l’evento è ulteriormente rafforzato dalle osservazioni effettuate contemporaneamente ad altre frequenze. Proprio il 24 agosto è stato infatti pubblicato anche ATel #18001, relativo al monitoraggio di Cygnus X-3 con il radiotelescopio di Medicina.
Le osservazioni a 18,5 GHz hanno mostrato un comportamento altrettanto dinamico: dopo una diminuzione del flusso, la sorgente ha evidenziato una nuova crescita, confermando che l’episodio di flaring non si è ancora concluso.
Il confronto tra osservazioni effettuate a frequenze differenti è particolarmente importante. L’evoluzione dello spettro radio permette infatti di ricostruire il comportamento del plasma relativistico espulso dal sistema e di studiarne l’espansione, l’opacità e l’evoluzione energetica.
Fenomeni simili sono già stati osservati in passato. Durante il grande flare dell’aprile 2017, ad esempio, Cygnus X-3 raggiunse circa 16,5 Jy a 8,5 GHz e mostrò variazioni molto rapide dell’indice spettrale insieme a episodi di riaccensione durante la fase generale di decadimento.
Un laboratorio per studiare i getti relativistici
Le grandi variazioni radio di Cygnus X-3 sono generalmente associate alla formazione ed espulsione di plasma relativistico dai dintorni dell’oggetto compatto.
Quando cambia il regime di accrescimento, una parte della materia può essere espulsa attraverso potenti getti relativistici. Gli elettroni energetici presenti nel plasma, interagendo con il campo magnetico, producono radiazione di sincrotrone, particolarmente intensa alle lunghezze d’onda radio.
Per questo motivo seguire l’evoluzione temporale di un flare a più frequenze consente di ottenere informazioni sulla struttura e sull’evoluzione dei getti, sulla loro velocità e sui processi che accelerano le particelle.
Cygnus X-3 è inoltre particolarmente interessante perché la sua attività non è limitata alla banda radio. Il sistema è stato osservato in raggi X, infrarosso e raggi gamma e rappresenta uno dei migliori laboratori della Via Lattea per studiare il collegamento tra accrescimento, produzione dei getti ed emissione ad alte energie.
Il ruolo del Nasu Radio Telescope Array
La nuova attività è stata individuata grazie al monitoraggio quotidiano effettuato dal Nasu Radio Telescope Array. Cygnus X-3 viene osservata una volta al giorno durante il passaggio al meridiano e questo permette ai ricercatori di restringere a circa un giorno l’intervallo temporale nel quale è iniziata la nuova fase radio.
Il Nasu Array è inoltre uno strumento piuttosto particolare. Si tratta di un interferometro Spatial FFT costituito da otto antenne allineate, ciascuna dotata di una parabola sferica di 20 metri di diametro. Combinando i segnali delle diverse antenne, il sistema raggiunge una risoluzione angolare paragonabile a quella di un’antenna singola di circa 160 metri, mantenendo però il campo di vista caratteristico di una parabola da 20 metri.
Questa configurazione è stata sviluppata proprio con l’obiettivo di effettuare survey e monitoraggi alla ricerca di sorgenti radio transienti, rendendola particolarmente adatta a seguire oggetti fortemente variabili come Cygnus X-3.
Un evento ancora in piena evoluzione
Il dato più importante dell’ATel #18003 è quindi che non siamo probabilmente di fronte alla conclusione del fenomeno. Dopo essere scesa fino a circa mezzo Jansky, Cygnus X-3 ha mostrato una nuova e molto più intensa crescita, raggiungendo oltre 4 Jy a 1,4 GHz.
Le osservazioni quasi contemporanee a frequenze molto più elevate indicano inoltre che l’attività interessa una vasta regione dello spettro radio.
Sarà quindi particolarmente interessante seguire Cygnus X-3 nei prossimi giorni. Se il flusso continuerà ad aumentare, potremmo assistere allo sviluppo di un nuovo grande flare radio; se invece inizierà a diminuire, il monitoraggio multifrequenza permetterà di seguire l’evoluzione del plasma espulso e di ricostruire la dinamica di questo nuovo episodio.
Ancora una volta Cygnus X-3 conferma la propria natura estremamente variabile e imprevedibile, ricordandoci quanto l’osservazione continuativa del cielo radio sia fondamentale: sorgenti apparentemente tranquille possono cambiare comportamento nell’arco di pochi giorni, o persino di poche ore.
