Uno dei luoghi simbolo della radioastronomia mondiale sta attraversando una fase di grande difficoltà. Il Jodrell Bank Observatory, nel Regno Unito, sede dello storico Lovell Telescope e centro di riferimento internazionale per la ricerca radioastronomica, rischia infatti un forte ridimensionamento delle proprie attività a causa della difficile situazione finanziaria dell’Università di Manchester.
A richiamare l’attenzione della comunità scientifica è un appello internazionale sottoscritto da numerosi radioastronomi, fra i quali Marcello Giroletti dell’INAF – Istituto di Radioastronomia di Bologna, che ha illustrato a Media INAF le ragioni della mobilitazione.
La vicenda riguarda il più ampio piano di riduzione dei costi avviato dall’Università di Manchester, che potrebbe avere conseguenze significative anche sul personale e sulle attività del Jodrell Bank Centre for Astrophysics. Secondo quanto riportato nell’appello, i tagli rischiano di compromettere competenze scientifiche e tecniche costruite nell’arco di decenni e difficilmente recuperabili una volta disperse.
Il nome di Jodrell Bank è legato indissolubilmente alla storia della radioastronomia. Le prime attività iniziarono nel secondo dopoguerra sotto la guida del fisico e radioastronomo Bernard Lovell, inizialmente attraverso lo studio degli echi radar prodotti dalle meteore.
Da quelle prime esperienze nacque uno dei più importanti osservatori radioastronomici del mondo.
Il suo strumento più celebre è il Lovell Telescope, inaugurato nel 1957. Con una parabola orientabile di 76 metri di diametro, al momento della costruzione era il più grande radiotelescopio completamente orientabile esistente al mondo. Ancora oggi continua a essere utilizzato per osservazioni scientifiche e rappresenta una delle immagini più riconoscibili della radioastronomia.
Nel corso della sua lunga attività, Jodrell Bank ha contribuito a numerosi settori della ricerca: dallo studio delle pulsar alle galassie attive, dai fenomeni transienti alla fisica delle stelle, fino alle osservazioni interferometriche ad altissima risoluzione.
Il ruolo dell’osservatorio, infatti, non si limita al Lovell Telescope. Jodrell Bank è anche il cuore di e-MERLIN, la rete interferometrica britannica che collega diversi radiotelescopi distribuiti sul territorio del Regno Unito.
Combinando i segnali ricevuti dalle diverse antenne, e-MERLIN funziona come un unico grande strumento virtuale e consente di ottenere immagini radio con una risoluzione angolare molto elevata. Le sue osservazioni vengono utilizzate per studiare, tra gli altri oggetti, buchi neri, getti relativistici, regioni di formazione stellare, supernovae e sorgenti radio transienti.
Jodrell Bank svolge inoltre un ruolo di rilievo nelle reti internazionali di Very Long Baseline Interferometry (VLBI). In questa tecnica radiotelescopi separati anche da migliaia di chilometri osservano simultaneamente la stessa sorgente e i dati vengono successivamente combinati per ottenere una risoluzione che nessun singolo strumento potrebbe raggiungere.
È proprio questa dimensione internazionale a rendere la situazione di Jodrell Bank una questione che supera i confini britannici.
Come sottolineato da Marcello Giroletti, il rischio non riguarda soltanto la perdita di posti di lavoro, ma anche la possibile dispersione di un patrimonio di competenze altamente specialistiche. Il funzionamento di un grande radiotelescopio e di una rete interferometrica richiede infatti tecnici, ingegneri, informatici e astronomi con conoscenze maturate attraverso anni di esperienza.
Una volta perdute, queste competenze non possono essere ricostruite semplicemente riassumendo nuovo personale.
La questione interessa direttamente anche la radioastronomia italiana. L’INAF partecipa attivamente alle grandi reti interferometriche europee e mondiali attraverso i radiotelescopi di Medicina, Noto e il Sardinia Radio Telescope. La collaborazione tra strumenti appartenenti a diversi Paesi è alla base della moderna radioastronomia VLBI: ogni antenna aggiunta alla rete contribuisce ad aumentarne le capacità osservative e, in molti casi, la qualità dei risultati scientifici.
Jodrell Bank rappresenta inoltre molto più di un centro di ricerca. Nel 2019 l’osservatorio è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, riconoscendone il ruolo fondamentale nello sviluppo della radioastronomia e nella storia della scienza moderna.
Il sito testimonia infatti il passaggio dall’astronomia tradizionale, basata quasi esclusivamente sull’osservazione della luce visibile, alla moderna astronomia multi-lunghezza d’onda, nella quale le onde radio hanno aperto una finestra completamente nuova sull’Universo.
La preoccupazione espressa dalla comunità scientifica riguarda quindi sia il presente sia il futuro dell’osservatorio. Ridurre drasticamente personale e attività potrebbe avere conseguenze che vanno oltre Jodrell Bank stesso, coinvolgendo programmi di ricerca e collaborazioni internazionali costruiti nel corso di molti anni.
La radioastronomia moderna è infatti, per sua stessa natura, una disciplina sempre più basata sulla cooperazione tra osservatori. Le grandi reti interferometriche funzionano proprio perché strumenti situati in nazioni e continenti differenti vengono utilizzati come parti di un unico telescopio virtuale.
In questo scenario, preservare strutture storiche ma ancora scientificamente operative come Jodrell Bank significa non soltanto conservare un importante capitolo della storia dell’astronomia, ma anche mantenere attiva una componente della rete internazionale attraverso la quale continuiamo a osservare l’Universo radio.
L’appello della comunità scientifica punta dunque a richiamare l’attenzione sulla necessità di tutelare non soltanto i grandi strumenti dell’osservatorio, ma soprattutto le persone e le competenze che permettono a questi strumenti di continuare a produrre scienza.
Fonte: Media INAF, Un appello per salvare Jodrell Bank, 9 ottobre 2026.
