Tra gli interventi presentati a ICARA 2026, Thomas Mazzi ha illustrato S.O.N.I.A. – System for Oblique Nowcasting Ionospheric Analysis, un progetto dedicato allo sviluppo di una ionosonda bistatica per il monitoraggio della ionosfera.
L’idea di partenza è quella di utilizzare segnali radio già disponibili per studiare indirettamente gli strati ionizzati dell’atmosfera terrestre. A differenza di una ionosonda tradizionale, nella configurazione bistatica il trasmettitore e il ricevitore si trovano in luoghi differenti: il segnale percorre quindi una lunga distanza, interagendo con la ionosfera prima di raggiungere la stazione ricevente.
Il progetto sfrutta in particolare l’International Beacon Project, una rete di radiofari distribuiti in diverse parti del mondo. Le stazioni trasmettono secondo una sequenza precisa e sincronizzata, utilizzando cinque differenti frequenze comprese tra 14 e 28 MHz e livelli di potenza progressivamente più bassi. Questa organizzazione permette di sapere quale radiofaro si sta ascoltando in un determinato momento e di verificare su quali frequenze il suo segnale riesce ancora a raggiungere il ricevitore.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la relativa semplicità della stazione necessaria per iniziare le osservazioni. Può essere utilizzata una comune antenna filare abbinata a un ricevitore SDR economico, rendendo questo tipo di sperimentazione accessibile anche senza disporre di grandi strutture.
Confrontando la ricezione dei radiofari sulle diverse frequenze è possibile stimare la MUF, Maximum Usable Frequency, cioè la frequenza massima che in quelle condizioni riesce a propagarsi attraverso la ionosfera lungo un determinato percorso. Da questa informazione è poi possibile ricavare ulteriori indicazioni sulle condizioni degli strati ionosferici.
S.O.N.I.A. può così diventare uno strumento per seguire l’evoluzione della ionosfera nel corso della giornata e osservare gli effetti dello Space Weather. Un brillamento solare particolarmente intenso, ad esempio, può modificare rapidamente la propagazione delle onde corte fino a provocare improvvisi blackout radio. Una rete di stazioni riceventi può inoltre aiutare a riconoscere come queste perturbazioni interessino regioni geografiche differenti.
I primi risultati mostrano la possibilità di ricavare diversi parametri legati allo stato della ionosfera, dalla MUF alla densità elettronica, fino alla stima del contenuto totale di elettroni e, attraverso misure Doppler, del movimento degli strati ionizzati.
La relazione presentata a ICARA 2026 ha quindi mostrato come una rete nata originariamente per studiare la propagazione radioamatoriale possa essere reinterpretata come un osservatorio geofisico passivo e a basso costo, capace di fornire informazioni sull’ambiente che circonda la Terra e sulle conseguenze dell’attività solare.
